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Capalbio (GR) è un comune di circa 4.000 abitanti, situato a circa 45 km dal capoluogo. È il comune più a sud della Toscana e, per il contesto ambientale in cui si trova e per l'importanza storico-artistica assunta in epoca rinascimentale, Capalbio è stata soprannominata anche la piccola Atene. Inoltre, il comune è stato premiato con le 5 vele e la prima posizione nella "Guida Blu" di Legambiente-Touring Club Italiano 2007 per la tutela e la gestione oculata delle sue spiagge, del paesaggio e dell'ambiente circostante.
Posizione del comune di Capalbio all'interno della provincia di Grosseto
Il territorio comunale si estende all'estremo lembo meridionale della Toscana, spaziando dalla fascia costiera verso la corrispondente pianura e l'entroterra collinare, tra gli 0 e i 424 metri s.l.m. di altitudine.
Confina a nord e a est con il comune di Manciano, a sud-est con il comune laziale di Montalto di Castro, a ovest con il comune di Orbetello; a sud, è bagnato dal Mar Tirreno: presso il litorale, si trova il Lago di Burano, un bacino lacustre costiero.
Altri due laghi si trovano nel retroterra del territorio comunale, il Lago di San Floriano, a sud-ovest, e il Lago Acquato, a nord-est. Tra i corsi d'acqua è da segnalare il Chiarone che segna gran parte del confine con il Lazio: le sue sorgenti si trovano nell'area collinare a nord-est di Capalbio.

Frazioni : Capalbio Scalo,Borgo Carige,La Torba,Pescia Fiorentina,Vallerana,Giardini,Selva Nera,Carige Alta,Torre Palazzi,Chiarone.

Il Castello di Capalbio faceva parte della donazione all'Abbazia dei Santi Anastasio e Vincenzo alle Tre Fontane nell'805 da parte di Carlo Magno. Del 1161 è il privilegio di papa Alessandro III che confermava quel possesso alla stessa abbazia. Pochi anni più tardi sono gli Aldobrandeschi ad ottenere le terre di Capalbio, che alla fine del XIII secolo, vengono conquistati da Orvieto. In seguito Capalbio passò alla Repubblica di Siena, cadendo sotto il dominio degli Orsini. Si tratta di un periodo economicamente florido, durante il quale vengono realizzate opere importanti e arricchito il possedimento con mura, case, chiese e viene completata la Rocca, la cui costruzione era stata iniziata dagli Aldobrandeschi. Nell'aprile del 1555 le truppe spagnole del principe di Morignano, alleate con i Medici, conquistarono Siena e a giugno, dopo Porto Ercole e Orbetello, anche Capalbio cadde sotto il dominio degli spagnoli. Capalbio fu assegnato dalla Spagna a Cosimo I de' Medici e da questo momento iniziò per il paese una crisi economica e demografica. Le condizioni economiche subiscono una stasi a causa di diversi fattori tra cui l'insalubrità della zone paludose, la lontananza del potere centrale, la posizione ai confini di stato, la mancanza di una rete viaria adeguata ed infine le incursioni dei turchi. L'aria malsana, comunque, è uno dei più gravi problemi che tutta la Maremma deve affrontare durante il XVII secolo e infatti avviene lo spopolamento dovuto alla malaria. La dinastia dei Medici manterrà la propria sovranità sul Granducato di Toscana fino al 1737, quando, estinto il ramo principale, la successione passerà ai duchi di Lorena. Nel frattempo lo Stato dei Presidi cessa di essere possedimento spagnolo per passare sotto il dominio degli Austriaci (1707) e quindi dei Borboni (1736). Capalbio perse la propria autonomia amministrativa, dal momento che Leopoldo I lo aggregò a Manciano, e nel 1842 Leopoldo II lo aggregò a Orbetello, status che durerà per 100 anni. In questo periodo alla disastrosa situazione sociale si aggiunse anche la piaga del brigantaggio che terrorizzava la Maremma. Dopo la seconda guerra d'indipendenza Capalbio passa sotto il Regno d'Italia e l'agricoltura è ancora caratterizzata da estese proprietà fondiarie. Nel 1952, con l'applicazione della riforma agraria, preceduta dalla creazione nel 1951 dell'Ente Maremma, si ha un moderno sviluppo dell'agricoltura e nel 1960 Capalbio ottiene la propria autonomia amministrativa.

il Centro Storico



















la Rocca Aldobrandesca


La Rocca aldobrandesca di Capalbio si trova nel cuore del centro storico dell'omonima località della Maremma grossetana, denominata anche la piccola Atene. La rocca sorse in epoca medievale come possedimento dell'Abbazia delle Tre Fontane di Roma. Nel corso del Duecento passò alla famiglia Aldobrandeschi che la ampliarono, conferendole un aspetto ancor più fortificato; gli Aldobrandeschi la controllarono a vicende alterne fino alla fine del Trecento, quando la persero definitivamente a vantaggio degli Orsini di Pitigliano. La permanenza di Capalbio e della sua rocca nella Contea degli Orsini fu, tuttavia, molto breve, a causa della conquista da parte dei Senesi avvenuta agli inizi del Quattrocento. Da allora, la Rocca aldobrandesca fu uno degli avamposti più meridionali della Repubblica di Siena. I Senesi eseguirono dei lavori di ristrutturazione, conferendo al monumento architettonico l'aspetto attuale. Nella seconda metà del Cinquecento, con la definitiva caduta di Siena, la fortificazione passò nelle mani dei Medici, seguendo le sorti del Granducato di Toscana. La Rocca aldobrandesca di Capalbio è situata nel punto più alto del borgo ed è costituita da una torre e da un elegante palazzo signorile, addossati tra loro su un lato. La torre costituisce il nucleo originario del complesso e si presenta a sezione quadrangolare poggiante su un basamento a scarpa cordonato; la parte alta è coronata da una merlatura sommitale che poggia su mensole che racchiudono archetti ciechi.

le Mura


Le Mura di Capalbio costituiscono la cerchia difensiva dell'omonimo borgo. Una prima cinta muraria, di origini medievali, fu costruita dagli Aldobrandeschi tra l'XI e XII secolo, con funzioni di difesa e avvistamento, attorno alla Rocca di Capalbio che costituiva il centro del potere feudale dell'epoca. Nel corso del Quattrocento, mentre Capalbio era amministrato dalla Repubblica di Siena, furono effettuati lavori di riqualificazione alla primitiva cerchia. Grazie a questi interventi, il borgo fu interamente circondato da una doppia cinta muraria, grazie alla realizzazone del secondo ordine di mura più esterno e alla costruzione della Porta Senese sul lato settentrionale attiguo alla rocca. Da allora, le mura sono rimaste pressoché intatte fino ai giorni nostri; recenti interventi di restauro conservativo hanno riportato il monumento agli antichi splendori. Attualmente le Mura di Capalbio, in pietra locale, si presentano come una caratteristica doppia cerchia, con la cinta interna, più bassa, di epoca medievale e quella esterna, più alta, del periodo rinascimentale. Le mura sono intervallate da una serie di torrioni, la quasi totalità a base quadrata. Le cortine murarie presentano tratti di basamento a scarpa sul lato esterno e coronamenti di merlature sommitali; alcuni tratti coincidono con pareti esterne di edifici, dove vi si possono aprire porte e finestre. Molto caratteristico è il doppio camminamento di ronda, situato a livelli differenti. Tra le due porte, spicca certamente la Porta Senese, sul lato nord, dove vi è collocata una lapide del 1418 a ricordo della ristrutturazione delle mura e uno stemma mediceo del 1601, inserito dopo l'annessione di Capalbio al Granducato di Toscana.

la Chiesa di San Nicola






La Chiesa di San Nicola si trova nel centro storico di Capalbio, nei pressi della Rocca aldobrandesca.

La chiesa fu costruita in epoca medievale, quasi certamente nel XII secolo, epoca in cui svolgeva anche le funzioni di pieve. In epoca trecentesca furono effettuati alcuni interventi che introdussero, nel primitivo e originario impianto romanico, nuovi elementi tipici dello stile gotico.

Durante il secolo successivo, l'edificio religioso fu arricchito di elementi decorativi nel suo interno che introducevano lo stile rinascimentale nel nucleo storico della piccola Atene. Nelle epoche successive furono effettuati altri interventi di restauro che, pur determinando l'intonacatura delle strutture murarie esterne, non hanno tuttavia alterato l'aspetto stilistico che la chiesa aveva assunto.

Attualmente la Chiesa di San Nicola presenta esternamente srutture murarie rivestite in intonaco, compreso quelle che rivestono il campanile che si eleva nella parte postero-laterale destra. La facciata 3 ordini, estremamente semplice, si caratterizza per il portale di'ingresso sovrastato da un arco gotico a sesto acuto, sopra il quale si apre un rosone; il punto apicale dell'ordine centrale della facciata culmina con una croce poggiante su un piccolo basamento.

L'interno si presenta a navata unica, suddivisa in campate con volte a crociera, affiancata da una serie di cappelle laterali di forma semicircolare, separate tra loro da pilastri con pregevoli capitelli sommitali, su cui poggiano gli archi della navata.

Gran parte delle cappelle laterali è decorata da pregevoli affreschi del periodo rinascimentale, recentemente riportati all'antico splendore grazie ad un attento intervento di restauro.

Scorci




Una delle attività che caratterizza il territorio di Capalbio è sicuramente la caccia, l’ambiente naturale infatti si costituisce di numerosissimi boschi, nei quali vivono varie specie di animali allo stato brado. La caccia è sempre stata un rito che in questi luoghi rappresentava un’attività di svago per i ricchi proprietari terrieri, che per divertimento organizzavano battute di caccia con i loro ospiti, ma che per la povera gente significava una importante fonte di sostentamento per la propria famiglia. Numerosi artisti in passato vollero visitare il paese ed assistere e partecipare alla caccia, molti di loro hanno scritto importanti romanzi su questo argomento ,altri invece hanno rappresentato nei loro dipinti alcuni momenti di questa attività, cogliendo ogni singola emozione e ogni attimo. Oggi il territorio di Capalbio ospita una importante Riserva di Caccia che ogni anno ospita numerosi appassionati, che raggiungono questo borgo maremmano per godersi la bellezza dell’ambiente, la bontà della cucina e per potersi cimentare nella loro passione: quella della caccia.